DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA: TROMBOSI ARTERIOSA E VENOSA

Estremamente ricca di contenuti e spunti interessanti la sessione dal titolo “Updates in clinical cardiology: Le 5 novità che i cardiologi devono conoscere sulla trombosi arteriosa e venosa”, incentrata sui diversi quadri clinici di tromboembolismo venoso ed arterioso e sulle novità in tema di diagnosi e trattamento.

Il primo setting è quello della trombosi venosa, sviscerato dalla Dottoressa Iolanda Enea. Tra i tanti messaggi, il tema centrale è la necessità di considerare la malattia tromboembolica venosa come parte di una sindrome panvascolare, in cui vi è un aumentato rischio trombotico anche sul versante arterioso. Ad oggi non ci sono dati sufficienti che chiariscano il ruolo di una possibile associazione tra farmaci antiaggreganti ed anticoagulanti nella prevenzione degli eventi vascolari anche arteriosi nel follow-up delle trombosi venose. La raccomandazione è comunque quella di sottoporre i pazienti che abbiano avuto un episodio di TVP ad una valutazione omnicomprensiva del rischio trombotico, con un approccio più aggressivo nel controllo dei fattori di rischio cardiovascolare dal punto di vista farmacologico e comportamentale.

Dalla trombosi venosa profonda all’embolia polmonare: il Prof. Nazzareno Galiè espone con occhio critico e spunti di riflessione quelle che sono le indicazioni delle linee guida ESC 2019 su prevenzione e terapia di questa patologia, soprattutto per quanto riguarda il mantenimento a lungo termine della terapia anticoagulante.

Si passa quindi alla malattia coronarica ed alla cardiopatia ischemica cronica. Sul tema, Giuseppe Musumeci mostra i dati interessanti dello studio COMPASS, che ha evidenziato un netto beneficio dell’associazione tra terapia antiaggregante e bassa dose di anticoagulante (Rivaroxaban 2.5 mg) nella riduzione della mortalità e degli eventi cardiovascolari, con particolare riferimento allo stroke, nei pazienti con cardiopatia ischemica stabile.

Ci parla di arteriopatia periferica Claudio Picariello, concentrandosi su 5 novità: il ruolo del Rivaroxaban 2.5 mg in associazione all’antiaggregante nei pazienti sintomatici e dopo rivascolarizzazione, il vantaggio della terapia con PCSK9 in aggiunta alle statine, i recenti dati di sicurezza ed efficacia del trattamento con palloni medicati e rilascio di paclitaxel, la promettente prospettiva della litotrissia intravascolare con Shock Wave per le lesioni calcifiche e l’importanza del counseling per la riduzione del rischio cardiovascolare nei pazienti con malattia arteriosa periferica.

Infine, Roberto Caporale si concentra sulla gestione clinica delle complicanze emorragiche in corso di terapia antiaggregante e/o anticoagulante. Punto centrale è la modulazione dell’intensità della terapia antitrombotica, sia essa antiaggregante, anticoagulante o di combinazione, secondo un accurato bilancio tra rischio emorragico e trombotico. In questo arduo compito ci vengono in aiuto linee guida e position paper delle società internazionali di Cardiologia, ma anche un recente documento di consenso ANMCO.

Laura Garatti