Imaging nelle protesi valvolari tra ecocardiografia standard e nuove metodiche

Attualmente per la valutazione delle protesi valvolari vi è uno tsunami di informazioni, dove molteplici parametri derivanti dall’esame standard ecocardiografico e quelli derivanti da nuove metodiche, si fanno spazio per un corretto inquadramento del funzionamento delle protesi valvolari. Ma come selezionare e integrare le varie informazioni? Sabato 4 giugno in Sala del Pantheon si cercava di dar supporto in tale senso. La sessione si apre con focus sulle protesi dell’aorta, ricordando come le elevate velocità trans protesiche non danno certezza diagnostica di disfunzione protesica, ma possono associarsi ad altre condizioni come mismatch protesi-paziente, e circolo ipercinetico. Si affrontavano le varie cause di disfunzione protesica iniziando dalla ostruzione, e ricordando come il panno, dovuto a una reazione infiltrativa di fibroblasti nei tessuti peri-protesici con progressiva riduzione dell’area effettiva e ostacolo al movimento dei lembi, possa rappresentare uno delle cause di ostruzione. Ma come distinguerla dalla trombosi? Mostrando alcuni criteri di diagnosi differenziale (Figura Panel A) si ricordavano alcuni punti fondamentali per orientarsi correttamente. Anche in tema di vegetazioni vs ascessi venivano in modo esaustivo esplicitati punti fondamentali per una corretta valutazione a supporto di una diagnosi differenziale delle due condizioni. Il relatore conclude la relazione ricordando come nei casi in cui le informazioni ecocardiografiche da sole non sono in grado di definire la cause di ostruzione, ad oggi altre metodiche come PET possano presentarsi come valido supporto (Figura Panel B). In un clima di continua necessità di appropriatezza, la relazione del Dott. Piovesana si apre con focus sulla appropriatezza delle indicazioni nel follow-up del paziente portatore di protesi mitralica. Anche il Dott. Piovesana, con sintetica carrellata, espone come orientarsi nelle varie cause di disfunzione protesica, dal leak perivalvolare al distacco, all’endocardite batterica ed infine a cause di ostruzione valvolare (Panno/Trombosi). Veniva ricordato come ecocardiografia TT e TTE 2D resta ad oggi esame di imaging di primo impatto nella gestione del follow-up delle protesi mitraliche. Per endocarditi, invece, il relatore sottolineava il ruolo aggiuntivo di nuove tecniche come TAC cardiaca (MDCT), PET/TAC, e come dalla integrazione delle informazioni che queste forniscono, possiamo ricevere un supporto nella identificazione di disfunzioni protesiche. In quali casi integrare le altre metodiche e quali di queste vanno utilizzate per meglio orientarsi nelle diagnosi differenziali? Come valido supporto ad una corretta diagnosi differenziale per le cause di ostruzione si sottolineava il ruolo della Cardio-TC, mentre per il distacco protesico la cardio-RM. La sessione si concludeva con la relazione sostenuta dal Dott. Di Venere che iniziando con una panoramica epidemiologica ricordava come tutti gli interventi sulla tricuspide rappresentano il 5,7% di tutti gli interventi valvolari, che la sostituzione della valvolare tricuspidalica con protesi rappresenta 1,7% di tutti gli interventi sulla tricuspide con sostituzione valvolare tricuspidalica protesica isolata che riguarda circa 47,6% dei casi. Il Dott. Piovesana sottolineava, inoltre, come a differenza delle protesi mitraliche non avendo nelle raccomandazioni delle Società Scientifiche parametri emodinamici di normalità per ciascuna protesi il confronto con gli esami post-operatori (“baseline”) è essenziale. In tal senso e ecocardiogramma TT, e il TE restano esami che forniscono maggior supporto. Se non conclusivi la CF e cardioTC, possono in casi selezionati dare supporto, cardio RM è attualmente in continua crescita, mentre molto limitato il ruolo di imaging nucleare e cateterismo cardiaco.

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