Focus – Lo scompenso cardiaco del futuro

La ricerca nel campo dello Scompenso Cardiaco rappresenta uno dei campi di maggior interesse in ambito cardiologico. Le ultime acquisizioni in termini di terapia farmacologica, prevenzione della morte cardiaca improvvisa nelle cardiomiopatie e le implicazioni cliniche derivanti dalla genetica saranno oggetto di confronto di questa sessione. Si può certamente affermare che la ricerca clinica nell’ambito dello scompenso cardiaco ha rappresentato, in ambito cardiologico, uno dei campi di maggior interesse e innovazione negli ultimi decenni sia per quanto riguarda la terapia medica sia per quanto riguarda la terapia non farmacologica. E ora? Quali sono le ultime acquisizioni riguardo la terapia farmacologica e non del scompenso cardiaco? Quali sono le direzioni future? Sono queste le domande a cui verrà data risposta durante la sessione riguardante “Lo scompenso cardiaco del futuro” che si terrà nel pomeriggio del 2 giugno presso la Sala del Tempio. Negli ultimi 20-30 anni incredibili passi avanti sono stati compiuti nella terapia dello scompenso cardiaco con l’uso di farmaci modulatori neuro-ormonali atti ad interrompere i circuiti maladattativi caratteristici della patologia stessa. Tale terapia, caposaldo del trattamento farmacologico dello scompenso cardiaco, non ha subìto grossi sconvolgimenti negli ultimi anni. Per tale ragione le nuove opzioni terapeutiche presenti e future al di là della terapia anti neurormonale saranno le protagoniste della prima parte di questa sessione. Successivamente l’attenzione si sposterà al mondo delle cardiomiopatie e alla prevenzione della morte cardiaca improvvisa con particolare riferimento alla gestione dei pazienti a rischio intermedio. La mortalità per cause cardiovascolari, ad esempio, nella cardiomiopatia ipertrofica si attesta attorno all’1-2% annuo (per la maggior parte scompenso e morte cardiaca improvvisa), la stima del rischio, storicamente, tiene conto della storia clinica, anamnesi familiare, Holter ECG, Treadmill Test e parametri ecocardiografici. Tuttavia questi fattori di rischio non risultano molto efficaci nel distinguere i pazienti a rischio intermedio (alcune variabili infatti hanno valori binari mentre il rischio è un parametro continuo) per cui ne sono stati introdotti altri tra cui la valutazione della fibrosi miocardica, la presenza di mutazioni sarcomeriche multiple o la presenza di aneurisma apicale che possono risultare molto utili nell’affinamento della stratificazione del rischio. La sessione si chiuderà, infine, con un excursus riguardo la genetica delle cardiomiopatie. In particolare verrà posta attenzione al corretto impiego del test genetico che influisce notevolmente sull’interpretazione dello stesso e sulla correlazione geno-fenotipo e le successive implicazioni cliniche.