IMAGING MULTIMODALE: ruolo nelle malattie cardiovascolari

Le differenti tecniche di diagnostica per immagini ed il loro utilizzo mirato ed integrato, ricoprono ad oggi un ruolo essenziale tra le armi a disposizione del cardiologo moderno.

Ad introdurre la Main Session è stata la Dott.ssa Cianfrocca, Roma, la quale ha posto l’attenzione sul ruolo chiave che riveste oggi la risonanza magnetica in ambito aritmologico. Infatti tale metodica, grazie alla capacità di saper fornire dati non solo di natura morfo-funzionale (frazione di eiezione, dimensioni ventricolari, ecc.) ma anche di natura “anatomico-tissutale” attraverso il riconoscimento e la quantificazione della fibrosi miocardica, risulta una potente arma nella stratificazione del rischio aritmico dei pazienti non solo con severa riduzione della frazione di eiezione ventricolare sinistra, ma anche e soprattutto di quelli con frazione di eiezione >35%, che sfuggirebbero secondo le linee guida all’impianto di un defibrillatore; da non dimenticare il ruolo che la risonanza magnetica possiede anche come ausilio iconografico per il mappaggio elettro-anatomico negli interventi di ablazione.

A seguire il Dottor Federico De Noli, Casale Monferrato, ha posto l’attenzione sul ruolo delle diverse metodiche di imaging in ambito di cardiopatia ischemica, sottolineando l’importanza innanzitutto della probabilità pre-test del paziente di avere una coronaropatia e quindi successivamente della scelta della metodica di imaging più accurata nel diagnosticarla.

La terza relatrice è stata la Dott.ssa Grosu, Bergamo, che ha sviluppato la tematica del ruolo dell’imaging nelle miocarditi: la risonanza magnetica fa da padrona nella diagnosi di tale malattia grazie alla capacità di riconoscimento dell’edema e del late enhancement secondo i criteri classici di Lake Luise e all’aggiunta della potenza diagnostica ulteriore che le nuove sequenze di mapping hanno fornito per la rilevazione e quantificazione dell’edema miocardico.

A seguire il Dott. Pio Caso ha fatto il punto sull’imaging multimodale nelle cardiomiopatie. L’ecocardiografia sicuramente resta la metodica di imaging di prima scelta grazie anche alla sua facile fruibilità. Le altre metodiche di imaging non sono da considerarsi antagoniste all’ecocardiografia, ma integrative per la diagnosi delle diverse cardiomiopatie, dalla cardiomiopatia ipertrofica alla dilatativa, alle patologie infiltrative ecc. in quanto capaci di fornire il dato che l’ecocardiografia non è capace di dare, ovvero la caratterizzazione tissutale del miocardio, elemento che permette anche una diagnosi differenziale come nei casi di ipertrofia ventricolare sinistra.

Infine, il Dott. Imazio, Torino, ha parlato delle malattie del pericardio e delle metodiche di imaging capaci di riconoscerle, di quantificarle e di caratterizzarle: dall’ecocardiografia, alla TC e RMC alla PET. In un paziente con pericardite certamente l’ecocardiografia è da considerarsi come esame di primo livello in quanto capace di riconoscere, quantificare e monitorare la presenza di un versamento pericardico, ma sono la TC e la RMC a fornire dati ulteriori in termini di infiammazione e/o spessore del pericardio e pertanto rivestono un ruolo fondamentale nel riconoscimento di casi clinicamente sospetti ma che possono sfuggire se indagati con i soli ultrasuoni.

L’ecocardiografia, la risonanza magnetica, la TC e la PET ricordano un po’ i quattro moschettieri: singolarmente essenziali ed insieme vincenti. Uno per tutti, tutti per uno.

 

Ilaria Bassi