Interrogativi e frontiere in prevenzione cardiovascolare

Forse abbiamo per troppo tempo sottovalutato alcune “responsabilità” nel difficile percorso di prevenzione cardiovascolare: accanto ai classici fattori di rischio stanno infatti emergendo dei nuovi “nemici” che è arrivato il momento di conoscere e imparare a trattare. La sessione del 5 giugno in sala Foscolo è stata a dir poco articolata e i temi trattati meritano di avere la giusta risonanza. Il messaggio che ne deriva suona come un campanello d’allarme per i cardiologi presenti in sala: siamo ancora poco attenti e carenti in molti ambiti della prevenzione primaria e secondaria del rischio cardiovascolare e fatichiamo ad avvicinarci a temi di difficile diagnosi e trattamento. L’acido urico è un fattore di rischio cardiovascolare ormai appurato, la diagnosi delle dislipidemie familiari può e deve diventare responsabilità del cardiologo, la gestione del colesterolo-LDL in prevenzione secondaria dopo SCA deve essere ottimizzata! Non possiamo più tirarci indietro e ANMCO ha riunito relatori eccellenti per avvicinarci ad argomenti ostici. Ad aprire la sessione, il Professor Claudio Borghi, Presidente della Società Italiana di Ipertensione, che con grande chiarezza ha esposto dati che dimostrano come l’iperuricemia, soprattutto nella sottovalutata forma asintomatica, attraverso un aumento dello stress ossidativo legato al suo metabolismo, preceda e predica lo sviluppo di ipertensione arteriosa e di sindrome metabolica già dall’età giovanile, con una correlazione chiara con complicanze cardiovascolari. Il Dott. Massimo Uguccioni (Roma) ha poi affrontato il tema delle dislipidemie familiari, ancora sotto-diagnosticate e sotto-trattate, ma che impattano in maniera significativa sull’incremento del rischio cardiovascolare e vanno ricercate soprattutto nei pazienti in cui eventi cardiovascolari si presentino già in età precoce. Sarebbe utile iniziare a familiarizzare con i criteri diagnostici DUTCH, quasi sconosciuti ad oggi alla maggior parte dei cardiologi. A seguire, il Dott. Stefano Urbinati (Bologna) ha ribadito la necessità di migliorare la sorveglianza ed il follow-up del paziente dopo sindrome coronarica acuta per evitare la scarsa aderenza alla terapia con statine che vanifica i nostri tentativi di raggiungere i target LDL-colesterolo raccomandati. “The lower the better” rimane un consiglio valido anche alla luce dei risultati dello studio IMPROVE-IT, pubblicati appena due giorni fa sul “New England Journal of Medicine”… ANMCO vi aggiorna in tempo reale! E qual è lo stato dell’arte nell’ambito delle nuove terapie a nostra disposizione? È ancora vero che “una mela al giorno toglie il medico di torno?”… Il Prof. Alessandro Mugelli dell’Università di Firenze ha spiegato che forse non è più così e che farmaci come gli Omega 3 possono fornire un aiuto in più per ridurre il rischio cardiovascolare grazie ai loro dimostrati effetti benefici antiinfiammatori e sulla placca ateromasica. Ricordiamoci della nota 94 AIFA grazie alla quale i nostri pazienti possono usufruirne in regime di rimborsabilità! La Main Session ha infine dedicato un meritato spazio alle nuove terapie che sembrano venire dal futuro ma che sono ormai una realtà davvero promettente. Il Dott. Pompilio Faggiano (Brescia) ha parlato degli anticorpi monoclonali inibitori di PCSK9 a somministrazione sottocutanea come prospettiva ormai concreta per specifiche categorie di pazienti: nell’ipercolesterolemia familiare eterozigote, nel paziente ad alto rischio non a target ed in quello intollerante alle statine. Il Dott. Carlo Giorda (Chieri) ha concluso la sessione presentando le nuove molecole per il trattamento del diabete: le  incretine che riducono il rischio di ipoglicemia e aiutano nel controllo del peso corporeo e le gliptine che aumentano l’escrezione urinaria di glucosio e di sodio con effetti di riduzione della emoglobina glicata, peso corporeo e pressione arteriosa. Il futuro è già qui!