La selezione del paziente per la TAVI: dalla futilità al basso rischio

Nell’ultima giornata congressuale si è svolto un interessantissimo confronto tra esperti su un argomento di grande attualità: i criteri per la selezione del paziente da sottoporre ad impianto transcatetere di protesi valvolare aortica (TAVI), trattamento ben consolidato per la gestione dei pazienti con stenosi valvolare aortica severa. Lo sviluppo clinico della TAVI è iniziato poco più di 10 anni fa e, da allora, ha visto una progressiva crescita della popolazione di pazienti che può giovarsi di questo trattamento. Infatti, studi clinici hanno dimostrato che: in pazienti giudicati inoperabili, questa procedura è associata ad una prognosi migliore rispetto alla sola terapia medica; in pazienti con alto rischio operatorio, la TAVI ha un impatto prognostico equipollente alla chirurgia;  in pazienti con rischio operatorio intermedio ed in pazienti con rischio operatorio basso, la TAVI si è dimostrata equipollente o superiore alla chirurgia.  Ad oggi, dunque, la TAVI è una preziosa alternativa alla chirurgia tradizionale ma, per poter ricavare un beneficio concreto da questa procedura, è fondamentale un’appropriata selezione dei pazienti. La Dott.ssa Tiziana Attisano ha sottolineato come, nella pratica clinica, si debba evitare di sconfinare… ad esempio utilizzando la TAVI in pazienti troppo giovani o in pazienti troppo complessi. Infatti, se nel primo caso non abbiamo dati sufficienti relativi alla “durability” della protesi, nel secondo caso il rischio è quello di scivolare nella futilità. Inoltre, è stato enfatizzato il ruolo dell’Heart Team che dovrà non solo valutare in maniera oggettiva il rischio clinico e funzionale del singolo paziente, ma anche escludere la reversibilità di eventuali criticità rilevate. In conclusione il Dott. Bruno Merlanti ha precisato che se da un lato con lo sviluppo di tecnologie sempre più innovative le procedure transcatetere sono diventate più semplici, d’altra parte i pazienti che giungono alla nostra osservazione sono invece sempre più complessi. La sessione si è conclusa puntualizzando che sulla base delle ultime evidenze, nel paziente con stenosi valvolare aortica severa, il rischio operatorio non dovrà più essere il criterio principale per la scelta del tipo di strategia terapeutica, chirurgica o percutanea, ma dovranno essere attentamente valutati anche la potenziale durata della protesi e l’aspettativa di vita del paziente.