Minisimposio – Ecostress: quando e perché

Nella Sala Agorà si è tenuto il Minisimposio “Ecostress quando e perché”, moderato dal Dottor Mario Chiatto e dal Dottor Antonio Rubino. Si è parlato dell’utilità della diagnostica non invasiva da stress nella cardiopatia ischemica e nelle valvulopatie. Ha aperto i lavori il Dottor Pio Caso illustrando come l’atteggiamento migliore di fronte alla cardiopatia ischemica è un atteggiamento a step; secondo i dati americani il 60% dei pazienti che fa la coronarografia non ha una malattia coronarica significativa. Abbiamo diverse tecniche ecocardiografiche che ci aiutano a capire se un paziente ha la probabilità di avere una patologia coronarica: l’ecostress con lo studio di vitalità e di ischemia, lo strain, la riserva coronarica. Innanzitutto va stabilita la classe di rischio del paziente cardiopatico, se bassa non va fatto lo stress, che va riservato solo per il rischio intermedio, se invece la classe di rischio è alta il paziente deve fare direttamente la coronarografia. L’utilizzo dell’ecostress è in aumento parallelamente al calo dell’uso della scintigrafia miocardica, però negli ultimi anni sta perdendo il valore predittivo positivo che è arrivato al 3%. Sicuramente oggi non è più sufficiente valutare solo la cinetica del ventricolo sinistro, ma va fatta una valutazione multiparametrica valutando anche il polmone, la riserva coronarica ed il rapporto tra pressione sistolica e volume telesistolico.
Il Dottor Francesco Musca ci ha parlato poi dell’ecostress nella valvulopatia mitralica, dove l’ecostress ci fornisce informazioni diagnostiche, fisiopatologiche, prognostiche e terapeutiche importanti. Generalmente va eseguito quando abbiamo una discrepanza tra sintomi ed entità della valvulopatia, lo stressor da utilizzare principalmente è quello fisico, il più fisiologico, in alternativa si può usare la dobutamina ad esempio nei pazienti con stenosi mitralica. Nella stenosi mitralica è necessario valutare l’incremento dei gradienti e della pressione polmonare, se il gradiente medio supera 15 mmHg identifica pazienti ad alto rischio in cui essere più aggressivi nel trattamento chirurgico.
Nell’insufficienza mitralica si deve guardare sia la valvola ma anche il ventricolo, per stabilire la severità e l’indicazione alla chirurgia. Si deve distinguere tra forma organica e forma funzionale, l’entità dello incremento della PAPs sotto sforzo è un predittore indipendente dell’insorgenza dei sintomi ed un determinante di sopravvivenza. Il Dottor Bartolomucci ci ha parlato di ecostress e riserva contrattile del ventricolo sinistro nell’ambito della valvulopatia aortica. Nel paziente asintomatico con stenosi aortica severa l’ecostress deve slatentizzare i sintomi ed indicare la prognosi, stratificando meglio il rischio del paziente per eseguire una corretta indicazione terapeutica. Ci permette di distinguere tra le stenosi aortiche paradosse e low flow low gradient, per i quali è fondamentale eseguire un ecostress dobutamina per vitalità, inoltre può essere utile nel decision making associarlo al potere predittivo di mortalità dei valori del BNP.
Anche nell’insufficienza aortica l’ecostress dobutamina e la valutazione della riserva coronarica servono per valutare la riserva contrattile del ventricolo sinistro e la prognosi del paziente in modo da decidere il timing della chirurgia sostitutiva. Alla fine del minicorso è emerso che l’ecostress è sicuramente un esame molto utile nell’armamentarium dell’imaging non invasivo per eseguire una corretta diagnosi sia nell’ambito della cardiopatia ischemica che nelle valvulopatie. È uno strumento utile nei casi in cui vi è discrepanza tra i sintomi del paziente ed il quadro clinico in condizioni basali, per stratificare la prognosi e decidere il corretto timing chirurgico del paziente.