Sanità Italiana in tempi di COVID: criticità e prospettive

La pandemia da nuovo Coronavirus SARS-COV2 attualmente in corso ha sconvolto e rivoluzionato la vita di ognuno di noi.

Il presidente dell’Istituto Superiore di Sanita (ISS), Dr. Brusaferro, ospite del congresso ANMCO 2020, ha introdotto la Main Session di questa giornata conclusiva. La sua discussione si è soffermata su tre punti chiave: 1) curve epidemiologiche (da gennaio sino ad oggi) di incidenza di nuovi casi e di mortalità mostrando come il virus abbia un andamento attuale definito come “dance”, dopo l’iniziale “Hammer” inteso proprio in senso letterale, come “martello duro” delle tristi fasi iniziali; 2) monitoraggio dei casi e prevenzione della diffusione; 3) sviluppo di una rete di supporto socio-sanitaria per la sorveglianza e protezione delle categorie a rischio.

È stata quindi approfondita l’importante tematica circa la prevenzione dei contagi e le strategie necessarie per la sua realizzazione. Gli elementi su cui si dovrà lavorare nei prossimi mesi saranno diversi: riorganizzazione della vita lavorativa e di relazione (luogo di lavoro, scuole, bar/ristoranti); supporto alle strutture residenziali; istruzione e formazione di personale esperto; istituzione di campagne vaccinali; supporto e riorganizzazione della medicina di territorio; potenziamento di percorsi nei pronto soccorsi; riorganizzazione dei centri Hub and Spoke; ridimensionamento dei posti letto negli ospedali ecc.

E’ stato il dr Tarantini, Belluno, a toccare un argomento a noi a cuore: essere cardiologi in tempi di Covid. Ciò che è emerso maggiormente dall’esperienza clinica secondaria a questa pandemia riguardante l’andamento nella malattia nei pazienti con malattie cardiache, è stata, ed è, la riscoperta della necessità della prevenzione dei fattori di rischio cardiovascolari, in particolar modo obesità ed ipertensione. Altrettanto essenziali saranno il lavoro di riorganizzazione della rete ambulatoriale territoriale nonché lo sviluppo della Telecardiologia.

Il Dott. Tavio, direttore di Malattie Infettive degli ospedali riuniti di Ancona, presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, ospite esperto in questo congresso cardiologico, ci ha illustrato in maniera sinteticamente chiara i diversi meccanismi fisiopatologici e la risposta immunologica nella malattia COVID19. Il Dottore ha voluto sottolineare la crucialità dei trial clinici condotti in fase di contagio, grazie ai quali è divenuto possibile il riconoscimento delle terapie dimostratesi veramente efficaci nel trattamento della malattia e delle sue complicanze, come l’utilizzo dello steroide e della terapia anticoagulante con eparina.

A seguire, la Dott.ssa Vezzani, anestesista, ha messo a confronto le differenze di genere nella malattia COVID19. Complessivamente benché ci sia una maggiore prevalenza di casi tra le donne, il decorso della malattia appare meno aggressivo nelle donne rispetto agli uomini. Questo grazie alla migliore risposta immunitaria che possiedono gli individui di sesso femminile, secondaria a svariati e differenti meccanismi: dalla risposta immunitaria innata (inferiori livelli di IL-6), alla più efficiente produzione di anticorpi (risposta immunitaria adattativa), alla presenza di fattori genetici/epigenetici ed ormonali che possono portare le donne ad avere una maggiore e migliore espressione dell’ACE2, enzima dimostratosi “protettivo” contro l’infezione da SARS-COV2.

A concludere la Main Session è stata la Professoressa Casadei, Oxford, presidente dell’ESC con la sua commovente riflessione sul cardiologo del futuro. Citando San Francesco: «Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile», ha voluto esprimere il suo augurio per i cardiologi e la cardiologia del futuro. Con la sua relazione, partendo dalla problematica COVID19, ha voluto sottolineare l’importanza dell’educazione e della stimolazione dei giovani medici alla ricerca, all’approfondimento delle conoscenze cliniche e alla rigorosa ed instancabile partecipazione a clinical trial. Se si educano i giovani a capire e sfruttare l’importanza dei dati ottenibili dagli studi, si potrà costruire un futuro scientifico migliore e ciò non potrà che diventare un vantaggio per tutti noi clinici, ma soprattutto per le scelte cliniche/terapeutiche che faremo sui nostri pazienti.

Ilaria Bassi