Scompenso cardiaco a funzione sistolica conservata

Lo scompenso cardiaco a funzione sistolica conservata rappresenta per il Cardiologo una sfida continua in quanto presenta fenotipi diversi e diverse risposte alla terapia in atto

cuore scompensato 1Lo Scompenso Cardiaco (SC) a funzione sistolica conservata racchiude dentro di sé una sindrome complessa caratterizzata da fenotipi diversi, da trattamenti che spesso ‘sembrano’ non funzionare in pazienti talora anziani. E purtroppo è una realtà in crescita, l’epidemiologia lo dice chiaro: il 70% degli scompensi cardiaci sono a funzione sistolica conservata. Infatti, gli importanti progressi in campo terapeutico hanno determinato una netta riduzione del tasso di mortalità in fase acuta di molte malattie cardiovascolari ed il paziente cronico che sopravvive sviluppa nel tempo uno scompenso cardiaco. In più, molti dati indicano con chiarezza che l’invecchiamento stesso comporta cambiamenti anatomo-funzionali che sembrano facilitare l’evoluzione in SC di una cardiopatia altrimenti ben tollerata in età più giovanile: con l’avanzare dell’età, infatti, aumenta la prevalenza di numerose malattie cardiovascolari (cardiopatia ischemica, ipertensione arteriosa e valvulopatie) che favoriscono lo sviluppo di SC. Una volta fatta la diagnosi di scompenso a funzione sistolica conservata, soprattutto nel nostro paziente anziano, nasce il problema di come trattarlo: obiettivo principale è quello di migliore i sintomi di scompenso ma finora gli studi clinici non sono stati di grande aiuto e la maggior parte di essi ha portato a risultati negativi. Ma, abbiamo sbagliato l’arruolamento dei pazienti? Siamo sicuri di fare diagnosi corretta di scompenso cardiaco a funzione sistolica conservata? Il TopCat, così come i precedenti studi, ha rimesso tutto in discussione. E quello che abbiamo imparato dagli studi clinici sullo scompenso cardiaco a funzione sistolica ridotta si può automaticamente importare per lo scompenso cardiaco a funzione sistolica conservata? Il simposio Anmco “Scompenso cardiaco a funzione sistolica conservata” di giovedì 4 giugno in Sala Parini alle 12.00 ha il compito arduo di rispondere alle domande del Cardiologo clinico: l’interesse per lo scompenso cardiaco a funzione sistolica conservata è aumentato in questi ultimi anni perché sono aumentati i dati di incidenza e i dati di ospedalizzazione. Chi si occupa di cronicità sa bene che lo SC a funzione sistolica conservata rappresenta un’entità importante che impiega energie e risorse. Allora forse in questo simposio saranno sciolti alcuni nodi: dalle diverse entità nosologiche, all’accuratezza diagnostica (non è solo una frazione sistolica conservata che fa la diagnosi!), ai diversi tipi di trattamento ed ai vari studi clinici che apparentemente fallimentari possono sempre comunicarci ed insegnarci qualcosa di cosa fare e non fare per trattare al meglio questi pazienti. Si preannuncia un simposio tutt’altro che banale o semplice, perché cari  Colleghi siete sicuri di saper proprio tutto sullo scompenso cardiaco a funzione sistolica conservata?