Appropriatezza dei percorsi nella gestione clinica della cardiopatia ischemica cronica: il Forum ANMCO 2015

Abbiamo un ampio armamentario terapeutico a nostra disposizione, ma l’utilizzo appropriato e personalizzato di ogni terapia si può ottenere soltanto seguendo indirizzi chiari e condivisibili

Abitudine al fumo, target-LDL, valori di pressione arteriosa hanno bisogno di uno stretto monitoraggio anche a distanza, meglio se all’interno di ambulatori cardiologici dedicati, per non vanificare i benefici del trattamento eseguito in fase acuta

Che cosa succede al paziente ischemico quando viene dimesso dai nostri reparti dopo un evento acuto? Siamo davvero sicuri di avere a disposizione percorsi assistenziali appropriati per il follow-up post dimissione? Il Forum del 4 giugno dedicato alla cardiopatia ischemica cronica si propone di chiarire i molti dubbi che ancora tormentano il cardiologo clinico sia in termini di identificazione dei pazienti a maggior rischio di deterioramento clinico e di recidiva di eventi ischemici, sia in ambito di scelte farmacologiche. Il percorso proposto si preannuncia a dir poco interessante e di grande utilità pratica se consideriamo che affronta argomenti che riguardano la quotidianità di ciascun cardiologo, sia esso ospedaliero, che operante sul territorio. Dobbiamo capire come individuare i pazienti più fragili da seguire con maggiore attenzione, a quali parametri clinici ed ecocardiografici far ricorso (esiste altro oltre al valore di FE e di BNP?), a quali comorbilità dare maggior peso, senza dimenticare l’estensione della coronaropatia, l’età e ovviamente la ricerca di sintomi persistenti in caso di rivascolarizzazione coronarica incompleta. In un momento storico in cui siamo chiamati ad interfacciarci con tagli della spesa sanitaria, assenza di strutture e di personale non si può certo immaginare di prescrivere esami di controllo routinari per tutti i pazienti. La gestione va senz’altro personalizzata e in tal senso è evidente l’utilità di percorsi di riabilitazione cardiovascolare laddove presente sul territorio, per migliorare il recupero funzionale e la capacità di esercizio del paziente ischemico ad alto rischio, per seguirlo nel tempo, aumentare l’aderenza alla terapia e ottenere il controllo dei fattori di rischio. Abitudine al fumo, target-LDL, valori di pressione arteriosa hanno bisogno di uno stretto monitoraggio anche a distanza, meglio se all’interno di ambulatori cardiologici dedicati, per non vanificare i benefici del trattamento eseguito in fase acuta. Fondamentale è la comunicazione con il nostro paziente; siamo sicuri di dedicargli un tempo adeguato al momento della dimissione? Aiutarlo a capire l'importanza delle raccomandazioni da seguire durante la fase successiva alla dimissione rappresenta il primo punto di un efficace percorso gestionale della cardiopatia ischemica cronica. Un ulteriore arduo compito del cardiologo è quello di ottenere e mantenere nel tempo la tanto agognata terapia medica ottimale…

Accanto ai “vecchi” beta-bloccanti e calcio-antagonisti, possiamo oggi ricorrere ad ivabradina, da sola o in associazione, per raggiungere il miglior target di frequenza cardiaca in pazienti in ritmo sinusale, sfruttandone gli effetti di riduzione della richiesta miocardica di ossigeno senza influire sull’inotropismo. Anche ranolazina, un inibitore della corrente tardiva del sodio con effetti anti-ischemici, trova indicazione nel ridurre i sintomi anginosi e nel migliorare la tolleranza allo sforzo anche in assenza di sintomi tipici di angina, in associazione al beta-bloccante. Abbiamo senza dubbio un ampio armamentario terapeutico a nostra disposizione, ma l’utilizzo appropriato e personalizzato di ogni terapia si può ottenere soltanto seguendo indirizzi chiari e di indubbia utilità. La sessione ci guiderà nella riscoperta di questi molteplici aspetti, sempre con un taglio pratico e improntato sul delineare percorsi comuni e condivisibili in diverse realtà territoriali italiane.