HIGHLIGHTS ARITMIE

In questo 51° Congresso Nazionale dell’ANMCO, largo spazio è stato dedicato al tema delle aritmie. Numerose sessioni sono state dedicate alla fibrillazione atriale. La Dott.ssa Maura Francese ha effettuato una attenta analisi delle linee guida ESC 2020. Queste ultime hanno dato particolare risalto al controllo dei fattori di rischio e dello stile di vita nella lotta alla fibrillazione atriale. Il controllo del peso corporeo e dei fattori di rischio quali diabete mellito, ipertensione, fumo è necessario per ridurre il burden aritmico. In caso di persistenza dell’aritmia, malgrado l’ottimale controllo di tali fattori di rischio, è indicato il ricorso alla terapia farmacologica. Per prescrivere l’amiodarone diventa necessario aver testato o escluso gli altri antiaritmici. Il sotalolo può essere utilizzato nella cardiopatia ischemica ma è necessario valutare con attenzione l’intervallo QT. La flecainide è il farmaco di scelta nei soggetti senza disturbi della conduzione e con frazione di eiezione conservata. La flecainide è stato l’antiaritmico più utilizzato nello studio EAST AFNET 4 pubblicato un anno fa sul NEJM. In questo studio la strategia di controllo precoce del ritmo perseguito con antiaritmici e/o ablazione, rispetto al solo controllo dei sintomi, si è associata ad una riduzione dell’outcome composito di morte cardiovascolare, stroke, ospedalizzazioni per scompenso, sindromi coronariche acute.

Nelle ultime linee guida, in caso di inefficacia dei farmaci, nelle forme sia parossistiche che persistenti sintomatiche, è indicata l’ablazione transcatetere con classe d’indicazione prima. Una classe d’indicazione probabilmente eccessiva per le forme persistenti in considerazione della disomogeneità di approccio utilizzato nei diversi centri. Anche i risultati, in termini di efficacia e sicurezza, differiscono notevolmente tra i diversi centri come evidenziato ad esempio nello studio AATAC. Nelle linee guida vi è anche una sezione dedicata alla “digital health” che nel campo della fibrillazione atriale è ormai particolarmente presente. Basti pensare allo studio della Apple sul rilievo della fibrillazione atriale mediante smartwatch oppure ai loop recorder impiantabili utilizzati per rilevare gli episodi asintomatici.

Molta enfasi, in epoca COVID, è stata data al ruolo della telemedicina nel follow-up a distanza dei pazienti portatori di pacemaker o defibrillatori. I moderni software di questi apparecchi sono in grado di controllare non solo il corretto funzionamento, ma anche di valutare lo stato di compenso dei pazienti affetti da scompenso cardiaco. Nel campo della elettrostimolazione particolare interesse sta suscitando la stimolazione del sistema di conduzione che garantisce un’ottima sincronia di contrazione dei ventricoli.

Uno studio pubblicato da Giuseppe Boriani et al. Ha documentato il crollo sia del numero di impianti di pacemaker e defibrillatori che delle ablazioni durante la prima ondata COVID. In questo lavoro sono stati confrontati i mesi di marzo ed aprile 2020 Vs. gli stessi mesi del 2019. Rilevante il calo non solo delle procedure elettive ma anche di quelle eseguite in regime di urgenza. Ridotto il numero dei defibrillatori impiantati non solo in prevenzione primaria ma anche secondaria.

Molto apprezzate la presentazione del Prof. Sabino Iliceto sulla associazione tra prolasso della mitrale ed aritmie ventricolari e la presentazione della Prof.ssa Silvia Priori sul ruolo della genetica in aritmologia. In particolare la genetica ha un ruolo non solo nella definizione diagnostica ma anche nella prognosi e nella terapia di precisione. Ad esempio nella sindrome del QT lungo un fenotipo LQT3, (intervallo QT lungo caratterizzato da particolare allungamento del tratto ST), confermato dall’analisi genetica, si associa ad una prognosi peggiore ma si giova particolarmente di un trattamento con la mexiletina.

Massimo Grimaldi

Massimo Grimaldi