IL BELLO DELLE DONNE

Anche se la conoscenza circa le differenze tra i sessi è notevolmente cresciuta negli ultimi anni per quanto riguarda epidemiologia, fisiopatologia e fattori di rischio di cardiovascolari, le informazioni rimangono limitate.
La sessione in oggetto si occuperà di far luce sui vari aspetti ed interrogativi ancora oscuri.

Sebbene il titolo della sessione risuoni come quello di una “serie televisiva”, la sessione in oggetto si propone di affrontare una tra le tematiche più discusse degli ultimi tempi, ovvero le malattie cardiovascolari nello specifico del genere femminile. Anche se la conoscenza circa le differenze tra i sessi è notevolmente cresciuta negli ultimi anni per quanto riguarda epidemiologia, fisiopatologia e fattori di rischio cardiovascolari, le informazioni rimangono limitate. Le differenze epidemiologiche e prognostiche delle malattie cardiovascolari tra donne e uomini, purtroppo, restano in gran parte inspiegate, così come è incompleta la nostra capacità di cogliere le differenze al fine di migliorarne la prevenzione. Infatti, nonostante la consapevolezza della differenza di genere, nella pratica clinica le informazioni che continuiamo ad applicare al genere femminile sono comunque quelle standardizzate e studiate nella popolazione prevalentemente maschile. La sessione si propone quindi di far luce sulle differenze emerse e sull’impatto che queste possono avere su iter diagnostici e terapeutici. Come è noto anche il profilo di rischio cardiovascolare della donna acquisisce delle caratteristiche peculiari, dovute alla possibile presenza di condizioni genere-specifici e anche alla diversa espressione degli stessi fattori di rischio tradizionali. Ma come stratificare ed identificare il rischio cardiovascolare nel genere femminile? Quali le differenze e come identificarle? La sessione si apre, infatti, con una relazione che cercherà di affrontare le peculiari differenze di genere nella stratificazione prognostica. Seguirà una panoramica su una delle tematiche più ostili nel genere femminile: la sindrome coronarica acuta. Attraverso questa panoramica il dato certo che emerge è come a dispetto di una minore incidenza, le donne con sindromi coronariche acute presentano una maggiore mortalità. È una questione di trattamenti diversi o entrano in gioco altri fattori (di rischio come fattori di rischio cardiovascolari, profilo di rischio, fisiopatologia, anatomia, clinica, sociali)? E se c’è una risposta si può far qualcosa per migliorare? Questo quesito è affidato alla Dott.ssa Serena Rakar che con un interessante approfondimento sulla tematica affronterà quello che rimane uno degli argomenti più attuali con molteplici interrogativi di “genere”. Come per la cardiopatia ischemica anche per lo scompenso cardiaco il genere femminile è stato negli anni scarsamente rappresentato nei trial clinici e negli studi osservazionali. Di conseguenza le attuali raccomandazioni per il trattamento e la diagnosi dello scompenso cardiaco sono essenzialmente derivate da studi condotti in popolazioni di pazienti costituite da uomini di media età, sebbene vi siano evidenze che ciò che è clinicamente consolidato non ha la stessa accuratezza ed efficacia nelle pazienti di sesso femminile. Continuare, quindi, con l’osservazione di popolazioni di sesso femminile, ma, soprattutto, effettuare studi e progredire per una conoscenza che fornisca strumenti per affrontare nel modo migliore l’approccio genere-specifico.