MAIN SESSION LA GRANDE SFIDA PER RIDURRE LE RE-OSPEDALIZZAZIONI

Le re-ospedalizzazioni rappresentano un problema cruciale non solo in quanto costo aggiuntivo della spesa sanitaria ma anche come fattore negativamente correlato alla qualità di vita. In questa Main Session presso la Sala del Parco verrà affrontato il problema da diverse prospettive esplorando le possibili strategie risolutive.

Venerdì 3 giugno alle ore 10.00 presso Sala del Parco si è tenuta la Main Session relativa alla sfida di ridurre le ospedalizzazioni. Argomento quanto mai dibattuto al fine di migliorare la qualità di vita dei pazienti e ridurre la spesa sanitaria che, ad oggi, risulta un obiettivo primario. La sessione è stata introdotta dal Dott. Alfonso Galati e dal Dott. Antonio Cirò che, uno di seguito all’altro, hanno analizzato epidemiologia e fattori predisponenti per ridurre le reospedalizzazioni nei pazienti post SCA e SC. Dati ANMCO hanno stimato circa 130.000 ricoveri all’anno per IMA in Italia. Inoltre, su 50.000 pazienti al 2° infarto, 16.000 lo hanno presentato entro 1 anno dal primo (32%).

Negli USA, invece, il 20% dei pazienti con IMA viene nuovamente ricoverato ad un anno. Le strategie per la riduzione delle ospedalizzazioni post SCA prevedono l’identificazione dei pazienti a maggior rischio in base a fattori clinici (per cui un documento ANMCO-GICR IACPR/GISE ha fornito una utile check list di 10 punti) che andranno quindi indirizzati a percorsi strutturati di riabilitazione e f.u. Per quanto concerne lo scompenso cardiaco, la stratificazione del rischio prevede l’analisi di caratteristiche cliniche (e.g. LACE score, biomarcatori) ma anche caratteristiche non cliniche come durata del ricovero e tempo dedicato alla dimissione. Quest’ultimo punto è di particolare interesse in quanto mette in evidenza l’importanza della comunicazione medico paziente. Anche per i pazienti con scompenso cardiaco, per i pazienti a più alto rischio, segue la programmazione di percorsi strutturati che prevede assistenza domiciliare, attivazione della cardiologia territoriale nonché strumenti più moderni come la telemedicina. Per quanto riguarda i percorsi strutturati volti a ridurre le reospedalizzazioni nei pazienti post SCA, questi comprendono oltre il training fisico (in setting degenziale o ambulatoriale) anche un programma di prevenzione secondaria, monitoraggio dell’aderenza alla terapia e supporto psicologico. Tali punti sono di cruciale importanza in quanto, malgrado siano correlati a un drastico calo della mortalità, l’aderenza a questi percorsi è ancora insoddisfacente. La parola è quindi passata al Dott. Massimo Zecchin che ha analizzato il probleme delle re-ospedalizzazioni in un particolare setting cioè quello dei pazienti con frazione di eiezione border-line per impianto dell’ICD sottolineando la necessità della scelta appropriata del dispositivo e una programmazione ottimale. A questo proposito molto interssante è l’utilizzo di algoritmi automatici di programmazione (e.g. ADAPTIVE CRT) e di monitoraggio remoto per l’individuazione di segni precoci di scompenso. A seguire il Dott. Giampaolo Pasquetto ha introdotto l’argomento delle re-ospedalizzazioni non cardiovascolari nel paziente ricoverato per cardiopatia acuta che, ad oggi, rappresentano la maggioranza delle reospedalizzazioni totali. E’ da sottolineare che le reospedalizzazioni  e lo spreco di risorse ad esse associato, ha una rilevanza legittimata dal sistema di valutazione della performance dei sistemi sanitari regionali messo a punto dal Ministero della Salute in cui uno degli indicatori previsti è proprio la “percentuale di ricoveri ripetuti entro 30 giorni per stessa MDC (Major Diagnostic Category). Hanno chiuso la Sessione il Dott. Giuseppe Rosato e il Dott. Sergio Pede trattando gli interventi intra ed extra ospedalieri nella riduzione dei re-ricoveri che comprendono la disponibilità di PDTA, creazione di una rete di supporto medico-sociale e ambulatori territoriali.