Nuovo approccio nella stratificazione del rischio di morte improvvisa: la valutazione poli-parametrica Uno sguardo al Position Paper dell’ANMCO

Nella prima giornata del 47° Congresso Nazionale ANMCO in Sala del Pantheon dalle 10.30 alle 12.00 i riflettori sono tutti puntati sul position paper dell’ANMCO dedicato alla stratificazione poli-parametrica del rischio di morte improvvisa, documento pubblicato sul Giornale Italiano di Cardiologia (G Ital Cardiol 2015; 16:651-666). La prevenzione della morte improvvisa rappresenta ancora oggi una delle principali sfide della cardiologia. La complessità dei meccanismi fisiopatologici, che sottendono la morte improvvisa nella cardiomiopatia dilatativa, rende l’obiettivo prevenzione in questo ambito particolarmente arduo. Il documento dell’ANMCO oggetto del Simposio raccoglie l’opinione di esperti sui parametri che possono essere usati per ottimizzare la stratificazione del rischio di morte improvvisa e, quindi, ottimizzare l’impiego del defibrillatore impiantabile (ICD), nei pazienti con disfunzione ventricolare sinistra sia di origine ischemica che non ischemica. La prima relazione pone l’accento sulle problematiche metodologiche insite nella ricerca clinica sulla efficacia dell’ICD nella prevenzione della morte improvvisa. Tra i principali fattori limitanti la ricerca clinica in quest’ambito vi sono l’eterogenea etiologia della disfunzione ventricolare sinistra e la natura dinamica delle condizioni che possono innescare gli eventi aritmici. Altro aspetto affrontato nel corso di questo Simposio è l’identificazione dei pazienti a basso rischio di morte improvvisa nonostante la presenza di una frazione di eiezione severamente depressa. Relativamente a questo tema, il position paper propone l’impiego di un’analisi poli-parametrica che associa alla frazione di eiezione altri test che hanno un elevato valore predittivo negativo nei riguardi della morte improvvisa. Altro gruppo di pazienti analizzati dal documento sono quelli con frazione di eiezione solo moderatamente depressa che comunque possono avere un elevato rischio di morte improvvisa e che, quindi, andrebbero individuati con ulteriori test. Infine, ripercorrendo il contenuto del position paper viene fatta una panoramica sui test più studiati per la stratificazione del rischio di morte improvvisa: la risonanza magnetica cardiaca con valutazione della captazione tardiva del gadolinio, la stimolazione ventricolare programmata, l’alternanza dell’onda T, il tono autonomico, i biomarcatori e i test genetici. L’incontro rappresenta, complessivamente, un momento di riflessione su una serie di problematiche ancora dibattute per un impiego ottimale dell’ICD. In conclusione, sebbene le Linee Guida rappresentano uno strumento imprescindibile nella pratica clinica, queste sono solo il punto di riferimento dal quale partire nella valutazione della strategia diagnostico-terapeutica più appropriata nel singolo caso. In particolar modo per una migliore selezione dei pazienti candidati all’impianto dell’ICD l’utilizzo di più test, come proposto dal position paper dell’ANMCO, può essere la strategia vincente.