SGLT2i: quando e a chi?

Quando nel 2015 l’American College of Endocrinology presentò per la prima volta alla comunità endocrinologica l’utilizzo degli antagonisti del cotrasportatore sodio-glucosio 2 (SGLT2i), nessun cardiologo avrebbe mai immaginato che, pochi anni dopo, avrebbero rappresentato una delle novità più promettenti nell’ambito della terapia farmacologica cardiovascolare. Proprio gli SGLT2i e il loro impiego nella pratica clinica sono stati il main topic della sessione tenutasi quest’oggi in Sala del Castello e moderata dai Professori Edoardo Gronda e Massimo Iacoviello. Si è trattato di un interessante approfondimento che ha visto coinvolti cardiologi, nefrologi e diabetologi che hanno fornito ai discenti una visione più che mai completa in merito a questa classe farmacologica.

Il Professor Claudio Napoli è stato il primo discussant ed ha effettuato una stimolante digressione riguardo i meccanismi fisiopatologici che stanno alla base dell’utilizzo degli SGLTi. Aspetto cardine trasmesso durante il suo intervento è che non solo il fegato, ma anche il rene possiede un ruolo chiave nell’omeostasi del glucosio e, proprio per questo motivo, rappresenta il nuovo target della terapia farmacologica del paziente diabetico. Gli SGLTi agiscono primariamente aumentando l’escrezione urinaria di sodio e glucosio e di conseguenza riducono la soglia di comparsa della glicosuria e migliorano il controllo glicemico. In realtà, è ormai accertato che questi farmaci possiedono effetti pleiotropici che spaziano dalla riduzione dei valori pressori, del peso corporeo, dell’uricemia, dell’albuminuria e dello stress ossidativo.

La parola è passata quindi agli interventi degli Endocrinologi, Carlo Bruno Giorda e Edoardo Mannucci, che hanno fornito una panoramica in merito alle attuali indicazioni all’utilizzo degli SGLT2i in ambito diabetologico. I pazienti diabetici affetti da insufficienza cardiaca e/o insufficienza renale cronica sono coloro che traggono maggior beneficio dall’utilizzo delle gliflozine e pertanto, in questa popolazione, gli SGLT2i rappresentano necessariamente la prima scelta. Per quanto riguarda invece la prevenzione degli eventi cardiovascolari maggiori (MACE), gli SGLTi trovano come competitor i GLP receptor agonist (GLP-RA). Il futuro sarà molto probabilmente segnato dall’associazione di SGLTi e GLP-RA che, in combinazione, potrebbero avere un effetto additivo nella riduzione dei MACE.

Infine, è intervenuto il Professor Piergiorgio Messa, Direttore dell’Unità Operativa di Nefrologia del Policlinico di Milano, che ha sottolineato come le gliflozine abbiano impressionato non solo la comunità cardiologica, ma anche quella nefrologica. I risultati del trial DAPA-CKD hanno dimostrato come il Dapagliflozin sia stato in grado di ridurre di oltre il 40% l’incidenza di un outcome composito che comprendeva il deterioramento dell’eGFR, l’insorgenza di IRC terminale e la morte per cause renali e cardiovascolari. Risultati di questo tipo non erano mai stati raggiunti con nessun altro farmaco.

In conclusione, anche alla luce delle recentissime Linee Guida ESC sullo Scompenso Cardiaco, dobbiamo essere consapevoli che gli SGLT2i diventeranno parte integrante dell’“armamentario” farmacologico del cardiologo e pertanto è nostro compito farci trovare pronti ad implementarli nella pratica clinica quotidiana.

Giovanni Tavecchia ANMCO

Giovanni Tavecchia

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