L’ANMCO e l’ACC a confronto sulla rivascolarizzazione coronarica in contesti clinici particolari

Nel corso della prima giornata del Congresso Nazionale ANMCO le procedure interventistiche coronariche percutanee sono state l’oggetto del confronto tra la nostra Società Scientifica e l’American College of Cardiology.

Il simposio congiunto ANMCO-AMERICAN COLLEGE OF CARDIOLOGY (ACC), moderato da Paul N. Casale e da Michele Massimo Gulizia, è stata l’occasione per conoscere il punto di vista di illustri rappresentanti delle due società scientifiche sulla gestione di particolari contesti clinici in cui non c’è ancora un consenso internazionale.

Il primo argomento dibattuto è stato la strategia interventistica in corso di PCI (Percutaneous Coronary Intervention) primaria quando sono presenti più stenosi critiche. Roberto Caporale ha illustrato i limiti ed i benefici di una rivascolarizzazione limitata alla sola lesione colpevole confrontata con una rivascolarizzazione completa.

A seguire è stata presentata la posizione di James Harvy sulla ricanalizzazione dell’occlusione coronarica cronica. Altro argomento estremamente controverso, dibattuto nel corso del simposio dal Dott. Parodi, è stato la PCI nel paziente complesso perché fragile o con comorbidità maggiori. È stato puntualizzato come una strategia interventistica in queste categorie di pazienti abbia un impatto prognostico favorevole solo sugli eventi clinici minori.

Parlando sempre di comorbidità, Paul N. Casale ha prospettato cosa aspettarsi nella rivascolarizzazione percutanea dei soggetti diabetici sia nel contesto della sindrome coronarica acuta che nell’angina stabile. Il Simposio si è concluso con un approfondimento di Andrea Di Lenarda sulla rivascolarizzazione coronarica nello scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta. Sono stati illustrati i benefici ed i limiti delle procedure di rivascolarizzazione coronarica con by-pass aorto-coronarico effettuato nella delicata popolazione di pazienti con scompenso cardiaco. I dati finora a disposizione mostrano una riduzione della mortalità del trattamento chirurgico quando confrontato con la terapia medica ottimale.

D’altro canto è stato sottolineato come frequentemente il trattamento chirurgico viene effettuato senza una preventiva valutazione della vitalità miocardica che, invece, è raccomandata dalle linee guida internazionali. Infine, è stato enfatizzato come proprio i soggetti con funzione ventricolare ridotta e malattia coronarica estesa siano quelli che traggono maggior beneficio dalla rivascolarizzazione chirurgica.

Considerata la complessità dei diversi contesti clinici analizzati nel corso del simposio, tutti i relatori hanno sottolineato la necessità di tendere ad una strategia terapeutica personalizzata basata sulle caratteristiche del singolo paziente. Ancora una volta il Congresso Nazionale, alla sua 48° edizione, con questo simposio congiunto con la prestigiosa società scientifica americana ha dato la straordinaria possibilità di condividere competenze ed esperienze di realtà geograficamente così lontane ma riunite insieme grazie all’ANMCO.