simposio congiunto anmco – aha acute cardiac care

Nella cornice della Sala Anfiteatro si è tenuto l’atteso Simposio Congiunto ANMCO e American Heart Association, su temi relativi all’Acute Cardiac Care. La relazione del Dott. Vincent Bufalino, presidente dell’AHA, ha introdotto il Simposio con un ampio excursus sui rapidi progressi del trattamento dello STEMI che hanno portato ad una significativa riduzione della mortalità, attualmente pari a circa il 5%. Tuttora rimangono alcune controversie tra cui il trattamento ottimale dei paziente con malattia coronarica multivasale, in quanto sebbene le linee guida attuali non raccomandino questa strategia (attualmente in classe di raccomandazione 2b), dati sempre più consistenti dimostrano l’efficacia della rivascolarizzazione completa. Altro argomento estremamente importante è l’arresto cardiaco sia intra che extraospedaliero, in cui, come ha sottolineato il relatore, le percentuali di sopravvivenza sono ancora insufficienti, quindi è fondamentale uno sforzo per migliorare la qualità e la tempestività della rianimazione cardiopolmonare. A seguire la Dott.ssa Maddalena Lettino ha illustrato l’evoluzione della terapia anticoagulante nel trattamento delle sindromi coronariche, partendo dall’eparina e arrivando alla bivalirudina e al fondaparinux, che attualmente è il farmaco di prima scelta indicato nelle linee guida ESC. È stata inoltre sottolineata l’importanza della stratificazione del rischio emorragico oltre a quello trombotico nella scelta della terapia ottimale, in quanto gli studi clinici dimostrano chiaramente che gli eventi emorragici sono associati ad un incremento della mortalità. La relazione del Dott. Callaway ha approfondito l’importante quanto delicato aspetto della prognosi nei pazienti in stato di coma dopo arresto cardiaco. L’approccio consigliato è quello di una rivalutazione frequente dello stato neurologico, integrato all’esecuzione di test quali l’elettroencefalogramma, i potenziali evocati ed esami di neuroimaging come la TC e RM per valutare l’edema ed eventuali lesioni cerebrali, che possono aggiungere informazioni importanti sulla probabilità di recupero neurologico del paziente. Infine la Dott.ssa Iolanda Enea ha illustrato le attuali indicazioni per la diagnosi e il trattamento dell’embolia polmonare. In particolare ha sottolineato come l’embolia polmonare sia ancora oggi una patologia sotto diagnosticata, sia per l’assenza spesso di sintomi e segni specifici sia per la ridotta consapevolezza e conoscenza dei sintomi da parte dei pazienti. Vi è oggi ancora spazio per migliorare la stratificazione del rischio dei pazienti, ad esempio mediante la valutazione del ventricolo destro e l’utilizzo di modelli prognostici multidimensionali, allo scopo di scegliere la terapia più adeguata, tenendo in considerazione anche l’utilizzo di terapie interventistiche se necessario.